PMI in borsa? È arrivato il momento

È più che dimostrato (da ultimo il recentissimo studio del centro di ricerca Baffi Carefin in collaborazione con Equita) che le società quotate sono più profittevoli di quelle non quotate, hanno livelli di crescita maggiori in termini di ricavi, investimenti e dipendenti, affrontano meglio i periodi di crisi ed hanno un miglior accesso al mercato dei capitali e del credito.

l sistema produttivo italiano è da decenni caratterizzato dalla notevole prevalenza di medie, piccole e piccolissime imprese. In nessun altro Paese avanzato si riscontra un grado di frammentazione produttiva così elevato.

In questo contesto economico, al fine di aumentare il numero di società quotate, è stato varato un generale piano di incentivazione alla quotazione per le Pmi italiane. Il mercato borsistico italiano, infatti, risulta ancora essere di dimensioni troppo ridotte per un’economia da G7, ed è quindi del tutto condivisibile e apprezzabile lo sforzo di tutte le istituzioni per favorire l’accesso al mercato dei capitali al maggior numero di imprese possibili.

Il piano di incentivazione si è principalmente concentrato sull’accesso al mercato dedicato alle Pmi, al fine di renderlo più liquido, più snello e meno costoso.

Con la Legge di Bilancio 2017 sono stati introdotti strumenti volti a far confluire gli investimenti delle famiglie italiane in favore del sistema imprenditoriale nazionale: i Piani individuali di risparmio (Pir).

Tali strumenti, infatti, da una parte sono caratterizzati da un vincolo di destinazione: la raccolta realizzata mediante tali strumenti deve essere investita per almeno il 70% in azioni o obbligazioni di azione italiane (o di aziende europee con stabile organizzazione in Italia), di cui il 30% (che equivale al 21% del totale) in aziende medio-piccole.

Dall’altra è previsto che l’investitore debba mantenere l’investimento per almeno cinque anni per poter godere della detassazione sulle plusvalenze realizzate. Stando ai dati del 2017 gli investimenti in Pir hanno superato le più rosee aspettative e le previsioni indicano che tale tendenza continuerà anche nei prossimi anni. Questa enorme liquidità è stata in buona parte investita nel listino di Borsa dedicato, appunto, alle Pmi: l’AIM.

In seguito sono stati alleggeriti gli adempimenti necessari per la quotazione (IPO) al mercato AIM, già più snelli rispetto alle quotazione nei mercati tradizionali (MTA o Segmento Star).

Infine, la legge di Bilancio 2018 ha introdotto il credito d’imposta in misura del 50% dei costi di consulenza sostenuti per la quotazione in Borsa delle Pmi fino al 31/12/2020, per un importo massimo di 500.000 euro ad azienda.

Gli strumenti varati potrebbero cogliere nel segno e contribuire a diradare la coltre di diffidenza e timore che ha circondato – e rallentato – il processo di quotazione delle Pmi italiane….

È arrivato il momento!

fonte: rivista MAG, numero 96 del 26-02-2018, https://legalcommunity.it/e-tempo-di-partnership-fee/

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